ARTE CONCETTUALE ED ARTE TECNOLOGICA
Spinto da un amico, mi sono chiesto che differenza ci possa essere tra Arte di contenuto ed arte tecnologa. Quali le differenze, ma soprattutto, se ne esistono davvero di basilari per dividere l’arte in queste due categorie.
L’Arte può definirsi solo di contenuto oppure solo tecnologica?
Gli artisti che usano ”il pennello”, non utilizzano anche loro un diverso tipo di tecnologia? Il discorso, credo possa diventare ampio. L’Arte, in primis, rappresenta concetti, soprattutto quella contemporanea e quella Cyborgdinamica Evolutiva, dove la concettualità è la base. La forma, di cui l’arte è parte integrante, è lo strumento onirico per esporre la propria concettualità. Concetto e forma formano un tutt’uno, inscindibile. La concettualizzazione del pensiero si trasforma e prende vita nella forma.
Ma allora, cosa centra la tecnologia?
E la tecnologia può sostituire il concetto e la forma? Presto detto, dovremmo chiederci per prima cosa, cosa sia veramente l’arte, troppo spesso vediamo forme tecnologiche spacciate per quest’ultima, bellissime, prive di forma propria se non quella del mero strumento tecnologico. La fotografia, da cui derivo, ma alla quale non appartengo più. troppo spesso, è assoggettata all’utilizzo dello strumento che supera il concetto formale e concettuale. Bene, questa non è arte, ma semmai, nei migliori dei casi, buon ed onesto artigianato. La tecnologia, specialmente per gli artisti che vantano il fatto di utilizzarla per esporre le proprie forme concettuali, è un supporto, se dovesse mancare, non sarebbe certo la stessa cosa, ma è e rimane solamente di supporto.
L’utilizzo di tecniche avanguardistiche, del web e di tutto ciò che ci tiene in maggior ragione a contatto con il mondo, è solo lo strumento ultimo per esporre le nostre forme concetto.
Ecco la differenza tra arte ed artigianato, ormai villantato come arte, nel caso della fotografia poi, quasi pratica comune.
Quindi l’arte e la tecnologia sono due elementi che se trattati fini e sé stessi sono privi di valenza, se invece uniti, strumento uno dell’altro, diventano un’importante arma nelle mani dell’artista comunicatore e soprattutto dell’artista appartenete al movimento della Cyborgdinamica Evolutiva. Aspettare il momento propizio, a questo punto, significa maturare la tecnologia necessaria per esporre le proprie forme concettuali. Questo è essere artisti che utilizzano le nuove forme di comunicazione, i nuovi materiali e la nuova tecnologia.
E voi, cosa ne pensate? La fotografia, intesa come metodo tradizionale è morta oppure ha ancora lunga e prospera vita?
Paolo Brenzini
LA MIA PERFOMANCE, UN LAVORO DI SQUADRA
La settimana scorsa ho cambiato completamente il concetto di lavoro artistico che ho avuto per molto tempo, non nel senso che sto facendo altre cose, modificato il mio “fare” ed il mio “intendere” l’arte, ma semplicemente aggiunto il concetto di “Racconto. Mi sono chiesto il perché le mie Fotoforme dovessero essere concepite esclusivamente con uno scatto “quando capitava”, quando vedevo le condizioni appropriate. Perché non spingersi oltre? Perché non raccontare una storia, fare un racconto, non attraverso immagini figurative, ma attravavrso le mie immagini astratte, lasciando così l’interlocutore non solo stupito ma, soprattutto, con la possibilità d’inventare, immaginare la propria storia attraverso degli indizi, dei piccoli particolari dove, l’interlocutore-spettatore diventa a suo modo protagonista.
Da oggi le mie immagini saranno raccontate, attraverso performance in diretta inserite sul mio canale Twitter. Cosa significa tutto ciò? Siginfica limitare gli sprechi, fare immagini da postare in @paolobrenzini praticamente pochi minuti dopo averle partorite, siginfica, sfidare la propria fantasia ogni volta che si produce un’immagine onirica (così chiamo le mie Fotoforme allo stato di file, allo stato non corporeo).
La prima performance in tale senso si è svolta, a cura di 2lifeCast giovedì scorso in occasione di un Happy Hour alla mia personale milanese all’Enterprisehotel in corso Sempione. Ho semplicemente raccontato un viaggio, il mio viaggio fisico di avvicinamento alla mostra, la serata, la dimostrazione di ballo all’interno della serata. Semplicemente tutto questo.
Semplicemente si fà per dire, a volte le cose più difficili da raccontare sono prorprio le cose all’apparenza più banali, una sfida che mi ha portato a capire quanto possa essere artista ma soprattutto quanto sia importante la collaborazione e l’interazione sociale.
Strategia svolta con maestria da 2lifeCast, associazione della quale sono socio e nella quale ho il massimo appoggio. Quella sera, pronti a lavorare e fare quello che da solo non sarei mai riuscito concepire Liliana, Stefano e Tommaso, chi in sala, chi da casa a darmi il sostegno necessari oaffinche il racconto-performance fosse visibile sui cnali di Twitter. Altre persone, mie amiche, socia di Galleria Szczepanski da ogni parte d’Italia a commentare e reTwittere l’evento; Piera, Fiona, Riccarod Jolanda, Annie, Laura, un team di persone pronte a darmi una mano.
Alla fine della serata già le prime avvisaglie del successo, immagini vista una media di 30 persone appena pubblicate, punte di 50, Salito nella gradatuoria di Google dove, ora sono visibili i Twitter della storia.
Credo prorpio che dopo questa esperienza collaborativa con un team ed i membri di due associazioni alle spalle, 2lifeCast e Galleria Szczepanski, sia veramente una asso nella manica. Il raccontare storie attraverso immagini astratte, non solo mi permette di storicizzare le mie opere, che prodotte in copie uniche acquistano poi maggior valore.
Il passo successivo? Far commentare i miei lavori in diretta, far interagire il pubblico e raccontare, raccontare, raccontare storie attraverso quel social che considero non solo importante ma geniale: Twitter.
Dove potere trovarm?
su Twitter a @paolobrenzini
oppure qui epr vedere tutte le mie immagini e non solo http://twitpic.com/photos/paolobrenzini.